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DOMICILIARITA’ E DEOSPEDALIZZAZIONE LE PAROLE CHIEVE DELLE NEFROLOGIA DI ASTI

DOMICILIARITA’ E DEOSPEDALIZZAZIONE LE PAROLE CHIEVE DELLE NEFROLOGIA DI ASTI

 

Illustra così il dott. Stefano MAFFEI, Direttore della struttura complessa di Nefrologia dell’Ospedale Cardinal Massaia di Asti, in sintesi, le attività oltre a quella routinaria ambulatoriale e di degenza: “Seguiamo 160 pazienti circa in emodialisi (tutte le principali tecniche) e dialisi peritoneale domiciliare (15 pazienti), annesso al centro di Asti è i1 centro dialisi satellite di Canelli con 24 pazienti. Sono circa 100 i trapiantati di rene.” E, prosegue: “Per il paziente cronico, inoltre, è attivato da anni l’Ambulatorio MaReA (Malattia Renale Avanzata): in linea con il piano nazionale di cronicità e le direttive regionali (DGR) seguiamo circa 70 pazienti in tale ambulatorio, dove il paziente è al centro di un percorso (dalle fasi avanzate della malattia renale cronica sino al trattamento dialitico o trapianto) guidato da un team multidisciplinare (nefrologo in primis, dietista, psicologo, infermiere) in continuità anche con il MMG.”

Lo scopo dell’ambulatorio Marea è consentire un’informazione precoce al fine di una personalizzazione del trattamento, favorendo la domiciliarità o la deospedalizzazione, tramite la prescrizione di terapie nutrizionali atte a rallentare la progressione della malattia renale, tempestività di confezionamento dell’accesso dialitico (fistola, cateteri venosi o peritoneali) eseguito sempre dagli specialisti nefrologi. Da alcuni mesi, inoltre, si è declinato in ambito locale il PDTA regionale sul rene policistico con possibilità di avviare nuove terapie farmacologiche per questa patologia.

Tra i Progetti del nuovo anno si evidenziano l’espansione della domiciliarità del trattamento dialitico: emodialisi domiciliare, dialisi peritoneale assistita in RSA o a domicilio (qualità di vita ma anche risparmio economico, pensiamo ai costi del trasporto dei dializzati..); un maggior utilizzo del centro dialisi di Canelli; l’ampliamento del trapianto renale da vivente soprattutto attraverso informazione a vari livelli e la collaborazione con cure palliative quali alternativa alla dialisi in casi ovviamente selezionati. Essenziale, infine, è non interrompere il percorso di incontri con i Medici di Medicina Generale in relazione ai suddetti temi.

Asti,
12/28/2018

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Ultimo aggiornamento del 28/12/2018

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